Lorenzo Tondi, blogger, ha scritto un post sul programma di #Sulatesta a cui volentieri rispondiamo, anche perché le osservazioni e le critiche sollevate sono chiaramente ispirate ad una visione del mondo (se non a una ideologia) e in questo periodo molto pubblicizzata. Una visione molto – ma molto – distante dalla nostra e che riteniamo pesantemente responsabile della situazione attuale. Deregolamentazione, scelte politiche dogmaticamente market oriented, sono alla base del disastro in cui ci troviamo. Il fatto che queste posizioni siano ormai da vent’anni regolarmente spacciate nelle facoltà di economia come la panacea ai mali del mondo non significa che non possano essere messe in discussione e – cosa auspicabile – valutate per i loro effetti (costi sociali, prima di tutto) a nostro avviso devastanti. Il bilancio degli ultimi vent’anni di scelte di politica economica neoliberista, cui si ispirano le critiche che ci sono state mosse da Lorenzo, hanno impoverito il Paese, ridotto i diritti e la coesione sociale, fiaccato l’economia. Hanno insomma creato quella lotta di classe dall’alto verso il basso che è il maggior ostacolo nella strada che porta all’uscita dalla crisi.
Qui di seguito, comunque rispondiamo per esteso. Lorenzo Tondi ha estrapolato alcuni punti della nostra Carta e li ha singolarmente criticati, quindi noi rispondiamo a ogni sua singola critica.
Il nostro programma
Vogliamo l’abbandono delle politiche dei tagli automatici della spesa pubblica che colpiscono il welfare e quindi la rinegoziazione del fiscal compact: il welfare non è solo un dovere morale, ma produce anche ricchezza e sviluppo. Vogliamo che l’Italia s’impegni per arrivare agli Stati Uniti d’Europa, con un Parlamento sovrano e un governo europeo che risponda a questo Parlamento.
La critica di Tondi
I promotori sembrano non capire che prima di poter “arrivare agli Stati Uniti d’Europa”, bisogna mettere a posto l’Italia. I paesi del Nord Europa, molto semplicemente, non si fidano di noi. Non si fidano del modo in cui raccogliamo risorse tramite le tasse e del modo in cui le sperperiamo tramite la spesa pubblica. Uno sperpero che non include solo Fiorito, ma anche i sussidi a pioggia alle imprese, i finanziamenti statali alle grandi aziende e molto altro. Se vogliamo gli Stati Uniti d’Europa (io li voglio) dobbiamo prima risanare il Paese.
La nostra replica
Le due cose non sono in contraddizione, a meno di non considerare il welfare un costo, una spesa a perdere che mina la credibilità del nostro paese in Europa. Sicuramente gli investimenti in welfare devo essere rivisti e riallocati, ma siamo convinti che queste scelte non vadano nella direzione opposta a quella che abbiamo indicato. La credibilità in Europa non si acquisisce tagliando servizi e riducendo i diritti. Questo è un abbaglio liberista che va contrastato e sovvertito.
A questo si aggiunge il fatto che oggi importantissime decisioni (il cui impatto ricade poi sulla vita di tutti) vengono prese da istituzioni europee non democraticamente elette e quindi molto lontane dai cittadini. Il risultato è che con la crisi economica si è diffuso un forte sentimento antieuropeo. Secondo noi la soluzione non è uscire dall’Europa (una cosa antistorica) ma far diventare la Ue una vera democrazia. E questo è urgente, prioritario. Per noi come per gli altri popoli della Ue.
Il nostro programma
Vogliamo un sistema fiscale federale europeo, a cominciare dalla tassa sulle transazioni finanziarie) e vogliamo un bilancio federale europeo: due strumenti per stabilizzare le economie dei singoli paesi e per ridurre le differenze economiche territoriali.
La critica di Tondi
La tassa sulle transazioni finanziarie è una baggianata populista che farebbe fuggire i grandi capitali e andrebbe a penalizzare solo i piccoli risparmiatori: famiglie a medio reddito, pensionati, lavoratori. Le banche resterebbero intoccate dal provvedimento. Qui si spiega perché. Non si torna a crescere aumentando le tasse, ma sembra che la sinistra continui a non volerlo accettare.La nostra replica
E’ talmente una ‘baggianata populista’ che perfino questa Europa ci sta, lentamente, arrivando. La realtà è esattamente il contrario, e cioè che proprio la indolente subalternità della politica alla finanza ci ha fatto precipitare in questa crisi.
Ristabilire questo equilibrio tra economia e politica, a partire dall’assunto del “paghi chi specula”, è un obiettivo ineludibile.
E perfino i governi non di sinistra ora iniziano a capire che per governare la crisi occorre che la politica si prenda il coraggio di governare un po’ di più l’economia, anziché cullarsi nell’alibi dellle sue dinamiche ‘ineluttabili’. Ah, quanto alle tasse: è molto semplificatorio dire che ‘aumentare’ o ‘diminuire’ le tasse fa crescere l’economia. Dipende come e dove queste tasse vengono imposte e come vengono usate, no? Di certo non si esce dalla crisi in una condizione di lotta di classe. E – come spiega bene l’ultimo libro di Luciano Gallino – qui da almeno 15 anni stiamo vivendo una lotta di classe dall’alto verso il basso: una lotta di classe che ha accresciuto la forbice tra i redditi più alti e quelli più bassi, che ha impoverito il certo medio, quindi abbattuto i consumi, quindi innescato la crisi. Bel risultato!
Il nostro programma
Vogliamo che le decisioni sull’euro e le scelte delle banche centrali siano considerate questioni squisitamente politiche e quindi discutibili come qualsiasi altro argomento.
La critica di Tondi
Frase ambigua. Cosa si vuole dire? Che la banca centrale deve tornare sotto il controllo della politica? Amiamo così tanto le crisi che ne vogliamo causare un’altra, questa volta dall’atmosfera argentina?
La nostra replica
Non c’è’ niente di ambiguo: le politiche economiche europee devono essere sotto il controllo dei cittadini europei. Si chiama democrazia.
Il nostro programma
Vogliamo la creazione di un’agenzia di rating europea indipendente dal potere politico ed economico-finanziario.
La critica di Tondi
Bella questa! Come fa un’agenzia di rating europea ad essere indipendente? Non può esserlo e non avrebbe credibilità. Se anche si riuscisse a garantirne l’indipendenza (ma dovete spiegarmi come), sarebbe un organismo dotato di enormi poteri controllato da tecnici: ma voi non avete esordito dicendo di essere contrari al “potere gestito dai tecnocrati”?
La nostra replica
Ogni Stato ha le sue agenzie indipendenti. Non si capisce perché lo Stato democratico Europa non possa averne una.
Il nostro programma
Vogliamo l’eliminazione delle attuali forme contrattuali precarie, prevedendole per soli i lavori davvero temporanei, che devono in ogni caso esser pagati di più per riequilibrare la saltuarietà dei compensi.
La critica di Tondi
Veramente, scusate se sono così duro, ma sembrate non avere idea di come funzioni l’economia. Cosa significa “devono in ogni caso essere pagati di più”? Come pretendete di imporre agli imprenditori il prezzo che ritenete opportuno? Con che criteri volete definirlo? A me questo sembra puro fascismo economico. Pericoloso, oltre che inefficace.
La nostra replica
Ci rendiamo conto che dopo tanti anni di campagna a reti unificate sia difficile ipotizzare qualcosa di diverso dal pensiero liberista. Eppure si può: si può benissimo intervenire sul mercato del lavoro con meccanismi di incentivazione-disincentivazione contrari a quelli attuali, che incentivano la precarizzazione (quindi l’abbassamento dei redditi, quindi l’abbassamento dei consumi, quindi la depressione economica). Attualmente, e in assenza di forme di sostegno al reddito, i lavoratori precari (soprattutto donne, giovani e residenti al Sud) sono sottopagati, esposti al ricatto del mercato del lavoro, senza prospettive e sotto il costante ricatto del rinnovo del contratto. Questo, a nostro avviso, è fascismo economico, non certo stabilire un costo maggiore per il lavoro a tempo determinato.
Il nostro programma
Vogliamo che le politiche pubbliche, a partire da quelle fiscali e sul lavoro, disincentivino il più possibile le delocalizzazioni, anche da una parte all’altra del Paese.
La critica di Tondi
Sostanzialmente state promuovendo lo stesso ottuso localismo che la Lega Nord ha portato avanti in questi anni. Delocalizzare è una scelta economica che non va demonizzata. Da noi le delocalizzazioni sono un problema perché il nostro sistema produttivo è rimasto focalizzato su settori in cui ora NON possiamo più competere per evidenti differenze nel costo del lavoro rispetto ad altri paesi.
La nostra replica
Non si tratta ovviamente di “demonizzare” le delocalizzazioni ma di gestirle, di studiare forme di governance che abbiano come obiettivo il bene comune. L’ideologia della deregulation assoluta e dogmatica non ha portato nulla di buono nemmeno in questo campo.
Il nostro programma
Vogliamo un piano per il riutilizzo delle centinaia di migliaia di seconde case oggi abbandonate o sottoutilizzate lungo le coste e nelle aree montane con lo sviluppo del turismo sociale e con una particolare attenzione all’infanzia: tutti i bambini hanno diritto alle vacanze.
La critica di Tondi
Questa andrebbe specificata meglio: scritta così mi sa tanto di esproprio generalizzato.
La nostra replica
Ma com’è che il pensiero liberista dimentica i meccanismi di incentivazione-disincentivazione, quando non sono solo incentivi alle imprese? Comunque nessun esproprio: si tratta di fare prima di tutto un censimento del patrimonio pubblico e capire come utilizzarlo.
Il nostro programma
Vogliamo il contestuale drastico abbassamento delle commissioni sulle transizioni con sistemi di pagamento elettronici.
La critica di Tondi
E come sperate di ottenerlo? Con la solita, illusoria bacchetta magica, il decreto?
La nostra replica
Le unghie alla finanza si tagliano con leggi democratiche di un Parlamento sovrano: dov’è il problema?
Il nostro programma
Vogliamo l’introduzione degli scontrini-premio: chi richiede lo scontrino si vedrà rimborsata una parte dell’Iva che lo Stato incassa attraverso quella transazione.
La critica di Tondi
Il cosiddetto “contrasto d’interessi”, già suggerito in passato da Alesina e Giavazzi. Ma non funziona, qui si spiega perché.
La nostra replica
In Brasile, dove l’hanno introdotta, sta invece dando risultati positivi.
Il nostro programma
Vogliamo spostare il peso fiscale dal lavoro verso i patrimoni, le rendite e i redditi più alti: vogliamo una patrimoniale che non colpisca solo la casa ma tutti i valori, che scatti oltre i 500.000 euro (esclusa la prima casa) con un’aliquota del 5 per mille, crescente al crescere del patrimonio; vogliamo un aumento delle aliquote per gli scaglioni di reddito oltre i 300 mila euro.
La critica di Tondi
La patrimoniale non serve a nulla ed è destinata ad avere un gettito poco significativo: può infatti colpire solo gli immobili, perché una tassazione straordinaria dei titoli mobiliari provocherebbe soltanto la loro fuga all’estero. Basta guardare gli effetti della tassa sugli yacht approvata dal Governo Monti: l’Esecutivo si attendeva 115 milioni, ne ha incassati 23,5.
La nostra replica
L’alibi del gettito ‘poco significativo’ (in buona parte da dimostrare, peraltro, e comunque si tratta gettito prezioso, con questi chiari di luna) è lo stesso alibi della Casta dei politici: ‘non è tagliando i nostri priivilegi che si sistema il debito pubblico!: e così si tengono i privilegi. Ma tassare i più ricchi (aldilà del pur benvenutissimo gettito) è l’unico modo civile e onesto per poter poi chiedere i famosi sacrifici anche agli altri.
Il nostro programma
Vogliamo lo spostamento delle risorse oggi destinate ad alcune “grandi opere” (come la Tav Torino-Lione) verso i sistemi di trasporto locale su ferro, verso la riqualificazione dei centri urbani e verso la difesa del suolo.
La critica di Tondi
Niente Tav? Quindi siete favorevoli al traffico su gomma che appesa la Val di Susa?
La nostra replica
Per noi la questione Tav non è ideologica: è una questione di scegliere le priorità di spesa. In un Paese che frana, con quella spaventosa spesa bisogna mettere prima insicurezza il territorio. In un Paese in cui i pendolari vanno in macchina perché i treni locali fanno schifo, bisogna prima incentivare i pendolari a non prendere la macchina, E così via. Sulla Tav, sarebbe interessante aprire un dibattito pubblico serio sulla sua effettiva utilità e su come, ad esempio, potenziare le tratte ferroviarie già esistenti e attualmente sottoutilizzate. Il treno su quei binari e su quel tragitto non riesce a raggiungere i 300 orari e ci si mette un’ora in più per attraversare il valico? Ce ne faremo una ragione.
Il nostro programma
Vogliamo spostare in modo deciso e immediato gli investimenti verso le energie rinnovabili, perché «l’Italia è l’Arabia Saudita del solare e dell’eolico» (Jeremy Rifkin) e sarebbe folle non sfruttare questo infinito giacimento.
La critica di Tondi
Chi paga questi investimenti? I consumatori nella bolletta elettrica? I contribuenti? Come se le tasse non fossero già abbastanza alte! Il solare purtroppo è ancora troppo costoso da produrre rispetto agli idrocarburi. Possiamo decidere di raggiungere la grid parity finanziandoci con la bolletta dei consumatori, certo: basta farglielo sapere.
La nostra replica
Di nuovo: è una questione di scelta di ‘allocazione degli investimenti’. I governi finora se ne sono sempre infischiati delle rinnovabili e hanno preferito buttare una valanga di risorse altrove, dalla ‘compagnia aerea di bandiera’ al digitale terrestre televisivo, fino agli F-35. Si può scegliere di investire diversamente, no?
Il nostro programma
Vogliamo fissare una scadenza per la commercializzazione di veicoli a combustibili fossili e una successiva scadenza per la fine della loro circolazione.
La critica di Tondi
Non vi state sopravvalutando? Con che criteri decidete quando un’auto a combustibili fossili diventa obsoleta? Chi vi credete di essere?
La nostra replica
No,non hai capito: non è ‘un’auto’ a combustibili fossili che diventa obsoleta. E’ proprio tutto il concetto della mobilità urbana con mezzi privati a combustibili fossili a essere obsoleto.
Il nostro programma
Vogliamo incentivi all’estensione dell’agricoltura biologica e degli orti urbani, sostegno ai gruppi di acquisto solidale e ai presidi di slow food e a chilometro zero.
La critica di Tondi
Così i poveri pagheranno il cibo ai ricchi di sinistra che mangiano solo prodotti a marchio Slow Food….e i prodotti importati dal terzo mondo, chi li compra? In questo modo togliamo lavoro al coltivatore africano o sudamericano, attenzione.
La nostra replica
A parte la sciocchezza sui ‘ricchi di sinistra’, non si regge più dal punto di vista etico, economico e ambientale un sistema basato sull’enorme quantità di costosi e spesso inutili spostamenti di cibo in camion, navi e aerei su e giù per il pianeta. Non si tratta di vietare nulla né di obbligare a nulla, ma – di nuovo – di incentivare e disincentivare per un commercio e un consumo di maggiore buon senso.
Negli Stati Uniti l’incentivazione dei community garden è diventato un fenomeno rilevante sia per l’innalzamento della qualità dell’alimentazione delle classi meno abbienti (altrimenti costrette ad un’alimentazione fast food) sia per uno sviluppo urbano sostenibile e per l’affermarsi di nuove forme di socialità. Un approfondimento interessante su questi temi si trova nel recente libro di Coppola “Apocalipse Town”.





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