Vogliamo che ogni politica sulla sanità parta dal principio secondo cui il Sistema Sanitario Nazionale pubblico e universalistico – in quanto garanzia di salute - è un fattore di crescita e di benessere per l’economia prima che un costo da tagliare.
Vogliamo che il dirigente di una struttura sanitaria sia valutato in base a obiettivi di salute (ad es: quante morti in meno di parto, quante riabilitazioni motorie vengono ottenute etc.) e a come ha usato le risorse per raggiungerli.
Vogliamo che la garanzia del diritto universale alla salute sia prioritario rispetto a ogni autonomia locale: ad esempio, la salute di una donna in gravidanza deve essere più importante della regionalizzazione del sistema sanitario; per questo vogliamo un sistema di “sussidiarietà verticale” (il livello superiore dello Stato subentra se quello locale non si attiva) che garantisca il rispetto dei livelli essenziali di assistenza.
Vogliamo un governo che si ponga l’obiettivo, in cinque anni, di ridurre del 70 per cento la quantità di servizi e personale affidato all’esterno e di eliminare completamente le forme contrattuali precarie nella sanità.
Vogliamo la revisione immediata di tutte le convenzioni con la sanità privata, la creazione di un sistema di valutazione indipendente della qualità e dell’efficacia delle cure e la fine del sistema degli accreditamenti provvisori.
Vogliamo legare la possibilità di visite private nelle strutture pubbliche (l’intramoenia) al contemporaneo abbattimento delle liste d’attesa e al completamento delle piante organiche così da permettere il pieno utilizzo di macchinari e strutture.
Vogliamo garantire il diritto alla continuità di cura: non più il paziente e la sua famiglia soli di fronte al sistema, ma il sistema che, attraverso una mappatura del fabbisogno sanitario dei territori, prende in carico i pazienti e li aiuta nel percorso di cura, orientandoli tra le varie strutture, prenotando le prestazioni, verificandone l’efficacia e responsabilizzando gli operatori.
Vogliamo che i direttori generali, amministrativi e sanitari delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere siano nominati, così come tutti i dirigenti pubblici, sulla base di curricula e di progetti per la gestione della struttura per cui ci si candida: questi titoli e progetti devono essere resi pubblici, anche on line, in modo che i cittadini possano controllare la trasparenza del processo di nomina.
Vogliamo che sia garantita la libertà di scelta e l’autodeterminazione della persona in tutti i casi in cui medicina e scienza irrompono nel campo dei diritti civili, della morale e dell’etica.
Vogliamo che vengano riordinati o istituiti – laddove assenti – i percorsi e i punti nascita perché la disomogeneità di trattamento della maternità sul territorio nazionale incide profondamente sulla genitorialità, compromettendo il benessere sia fisico sia psicologico della donna e del nucleo familiare.
Vogliamo la condivisione informatizzata delle informazioni cliniche e la digitalizzazione della macchina amministrativa: elementi che possono liberare risorse indispensabili alla qualità della vita dei pazienti, alla minimizzazione degli sprechi e all’efficacia del Sistema Sanitario Nazionale.
Vogliamo che lo Stato faciliti al massimo la scelta farmacologica e indolore per le donne che desiderano interrompere la gravidanza.
Vogliamo che lo Stato renda praticabile la scelta dell’interruzione di gravidanza in ogni ospedale pubblico e, in caso di insufficienza di medici per obiezione di coscienza, sia tenuto ad assumere altri medici, se necessario anche da Paesi esteri.
Vogliamo un inasprimento delle pene per i medici che praticano aborti clandestini se presso il loro ospedale si sono dichiarati obiettori di coscienza.
Vogliamo abrogare la necessità di ricetta medica (per le maggiorenni) per l’acquisto della pillola del giorno dopo. Vogliamo che i farmacisti abbiano l’obbligo di vendere tutti i presidi contraccettivi legali.
Vogliamo che lo stato faciliti la diffusione della contraccezione dei giovani mediante distribuzione gratuita di profilattici nelle scuole.
Vogliamo che lo Stato faciliti la diffusione di terapie anti dolore per i malati terminali.
Vogliamo che nessun limite sia posto alla ricerca scientifica, neanche sulle cellule staminali embrionali.






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