Vogliamo che le risorse per questa svolta sociale siano reperite tanto attraverso la leva fiscale sulla finanza e sui ceti abbienti, quanto attraverso i tagli alle spese non socialmente utili, a iniziare da quelle militari e dai costi della politica: nella certezza inoltre che politiche di reale sviluppo (e non depressive come quelle attuali) apporteranno un gettito maggiore alla nostra cassa comune, lo Stato.
Vogliamo un fisco basato su tre parole d’ordine: semplicità, lotta all’evasione e redistribuzione.
Vogliamo la generalizzazione del regime di cassa per Iva, imposte sui redditi e Irap: si pagano le tasse solo su quanto effettivamente incassato.
Vogliamo più informatica e più servizi per ridurre e semplificare gli adempimenti fiscali e al tempo stesso lottare contro l’evasione: fatture e scontrini elettronici, comunicazione telematica automatica dei dati fiscali, banche dati fiscali integrate per consentire al fisco di fare indagini e ai contribuenti di tenere da soli la propria contabilità, precompilazione delle dichiarazioni Iva e dei redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Vogliamo la progressiva sostituzione del contante con i sistemi di pagamento elettronici, con la sola eccezione dei piccoli pagamenti. Vogliamo il contestuale drastico abbassamento delle commissioni sulle transizioni con sistemi di pagamento elettronici.
Vogliamo l’introduzione degli scontrini-premio: chi richiede lo scontrino si vedrà rimborsata una parte dell’Iva che lo Stato incassa attraverso quella transazione.
Vogliamo abbassare significativamente la soglia oltre la quale l’evasione fiscale porta al procedimento penale: chi evade le tasse non commette un’infrazione, ma un reato ai danni della collettività.
Vogliamo che i proventi della lotta all’evasione vengano spesi per l’universalizzazione dei diritti sociali e per ridurre la pressione fiscale, in primo luogo ai ceti più disagiati.
Vogliamo spostare il peso fiscale dal lavoro verso i patrimoni, le rendite e i redditi più alti: vogliamo una patrimoniale che non colpisca solo la casa ma tutti i valori, che scatti oltre i 500.000 euro (esclusa la prima casa) con un’aliquota del 5 per mille, crescente al crescere del patrimonio; vogliamo un aumento delle aliquote per gli scaglioni di reddito oltre i 300 mila euro.
Vogliamo che gli aiuti alla famiglia passino per un sistema di detrazioni semplice e universale, a beneficio delle famiglie a basso reddito con più figli, non penalizzante verso il lavoro femminile (come lo sarebbe l’adozione del sistema del quoziente familiare).
Vogliamo che i patrimoni esportati da aziende e cittadini italiani nei paradisi fiscali siano tassati all’atto del loro trasferimento o della loro costituzione e non scudati all’atto del presunto rientro.
Vogliamo una forte riduzione della spesa per armamenti: le nuove guerre non hanno bisogno dei caccia F-35 e l’Italia non ha bisogno di combattere le nuove guerre.
Vogliamo il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan e dagli altri teatri dove non svolgono funzioni di pace ma conducono una guerra. Con i costi sostenuti per mantenere l’apparato militare si potrebbero realizzare strutture e iniziative sociali ed economiche in grado di portare benessere e quindi di far rientrare i conflitti.
Vogliamo una lotta più dura al riciclaggio di denaro sporco e alla corruzione, con l’istituzione del reato di autoriciclaggio, indispensabile per la lotta alle mafie.
Vogliamo pene severe per i reati di frode finanziaria e la reintroduzione del reato di falso in bilancio.





