Vogliamo lo spostamento delle risorse oggi destinate ad alcune “grandi opere” (come la Tav Torino-Lione) verso i sistemi di trasporto locale su ferro, verso la riqualificazione dei centri urbani e verso la difesa del suolo.
Vogliamo la promozione dell’industria del riuso e del riciclaggio dei rifiuti. Vogliamo la riduzione del volume dei rifiuti con l’eliminazione degli imballaggi e dell’usa e getta.
Vogliamo la tracciabilità dei rifiuti attraverso contenitori dotati di tecnologie tipo Rfid e la conseguente sanzione per quei soggetti (singoli, condomìni, negozi, imprese etc) che non effettuino correttamente la raccolta differenziata.
Vogliamo un modello virtuoso di ciclo dei rifiuti che non porti alla creazione di nuovi inceneritori e nuove discariche.
Vogliamo spostare in modo deciso e immediato gli investimenti verso le energie rinnovabili, perché «l’Italia è l’Arabia Saudita del solare e dell’eolico» (Jeremy Rifkin) e sarebbe folle non sfruttare questo infinito giacimento.
Vogliamo fissare una scadenza per la commercializzazione di veicoli a combustibili fossili e una successiva scadenza per la fine della loro circolazione.
Vogliamo servizi pubblici e privati di car-sharing con veicoli elettrici in ogni città, accompagnati da piani capillari di distribuzione di energia per le auto elettriche nelle città e sul territorio.
Vogliamo lo sviluppo del trasporto pubblico effettuato con taxi elettrici anche collettivi e comunque a basso costo, per andare sempre di più verso una società in cui la proprietà privata dell’auto venga sostituita da un modello basato sull’accesso e sull’uso.
Vogliamo investimenti in un grande piano che punti alla creazione di nuovi posti di lavoro nella sicurezza del suolo, nella ristrutturazione e messa in sicurezza di scuole ed edifici pubblici, nella valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico, nella produzione di cultura.
Vogliamo che tutti i risultati della ricerca finanziata con soldi pubblici (pubblicazioni, dati, software) siano liberamente accessibili online.
Vogliamo la riforma dei reati ambientali non solo con l’inasprimento delle pene ma anche con la revisione della ”causa di non punibilità” e con l’esclusione dalle gare pubbliche delle aziende i cui soci abbiano subito condanne anche in primo grado per questo tipo di reati.
Vogliamo incentivi all’estensione dell’agricoltura biologica e degli orti urbani, sostegno ai gruppi di acquisto solidale e ai presidi di slow food e a chilometro zero. Vogliamo l’obbligo di pubblicazione gratuita, con cadenza almeno quindicinale sui principali quotidiani nazionali (nelle pagine relative alle singole province) e nelle principali testate locali del bollettino e delle analisi delle acque pubbliche.
Vogliamo incentivi alla produzione di servizi condivisi organizzati orizzontalmente tra i cittadini: condivisione del lavoro di cura, banca del tempo, riqualificazione degli spazi comuni.






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