Vogliamo una legge sui partiti che garantisca la trasparenza dei finanziamenti e il loro effettivo utilizzo nonché la democrazia interna e congressi periodici così come avviene in altri Paesi europei.
Vogliamo che i rappresentanti dei cittadini a tutti i livelli territoriali siano pagati con un normale stipendio (non più “indennità”) sul quale versino tasse e contributi come tutti gli altri cittadini.
Vogliamo che lo stipendio di un eletto non possa essere superiore a cinque volte il reddito medio calcolato dall’Istat e comunque non superiore a 5000 euro netti al mese: la retribuzione in questione si intende al 100 per cento delle presenze e ogni mese verrà decurtata proporzionalmente alle assenze del mese precedente (salvo malattie da certificare).
Vogliamo l’abolizione immediata dei vitalizi e la loro sostituzione con normali pensioni calcolate con le stesse modalità di quelle a cui hanno diritto tutti gli altri cittadini.
Vogliamo l’eliminazione di ogni regime pensionistico speciale e della possibilità di cumulare gli stipendi per tutti gli altri funzionari dello Stato.
Vogliamo che le auto blu siano riservate per legge solo alle quattro massime cariche dello Stato.
Vogliamo che nessuno possa svolgere l’incarico di parlamentare a tutti i livelli territoriali per non più di due mandati (dieci anni).
Vogliamo che ogni parlamentare e ogni consigliere regionale abbia l’obbligo di pubblicare on line la sua ultima dichiarazione dei redditi entro 15 giorni dalla consegna all’Agenzia delle entrate e abbia l’obbligo di dichiarare ogni eventuale pensione e ogni tipo di contributo ricevuto non solo dal proprio partito ma anche da privati, fondazioni o associazioni.
Vogliamo che tra le cariche elettive viga la più rigida incompatibilità.
Vogliamo che il finanziamento pubblico dei partiti (oggi pari a circa due euro per elettore) sia fortemente regolamentato e drasticamente ridotto, fino a una cifra pari a 0,30 euro per ogni voto valido espresso. Questi soldi dovranno essere impiegati in primo luogo per garantire a tutti i candidati le stesse opportunità per lo svolgimento della campagna elettorale, indipendentemente dal reddito o dalle condizioni personali.
Vogliamo che ogni finanziamento privato ai partiti sia trasparente, tracciabile e comunque non possa superare i 10 mila euro l’anno per finanziatore.
Vogliamo che le fondazioni politiche rendano pubblici e trasparenti i loro bilanci e le partecipazioni alla proprietà.
Vogliamo la riduzione di almeno un terzo del numero dei parlamentari, portandoli a circa 600 in tutto. Al contempo vogliamo che il ruolo centrale del parlamento sia riaffermato, limitando la possibilità di ricorrere alla decretazione d’urgenza e al voto di fiducia.
Vogliamo che le iniziative di legge popolare (che potranno essere promosse anche on line, sul modello finlandese) debbano essere discusse entro tre mesi dalla loro presentazione al Parlamento.
Vogliamo una legge elettorale proporzionale ma con collegi uninominali per garantire sia la rappresentanza di tutte le componenti della società sia la possibilità di scegliere direttamente il proprio eletto. I partiti devono selezionare i propri candidati attraverso le primarie, opportunamente regolamentate con legge statale. La legge elettorale, con opportuni accorgimenti, deve comunque garantire la possibilità per i cittadini di determinare la maggioranza di governo.
Vogliamo limiti reali, vincolanti e non aggirabili ai tetti di spesa delle campagne elettorali e uguale accesso anche per i nuovi soggetti politici.
Vogliamo che ogni candidato a incarichi pubblici sia obbligato a mettere on line eventuali condanne penali (anche in primo grado) in modo che ogni elettore possa liberamente fare le proprie valutazioni.
Vogliamo che, in caso di richiesta di misure cautelari nei confronti di un parlamentare, l’eventuale autorizzazione all’arresto venga decisa dalla Corte Costituzionale e non dalla Camera di appartenenza del parlamentare.
Vogliamo il rafforzamento delle incompatibilità tra incarichi pubblici (anche non elettivi, come arbitrati e consulenze) e professione privata.
Vogliamo che ai parlamentari e ai ministri sia impedito di intimidire l’informazione e la libertà di critica intentando cause civili o penali per diffamazione: potranno avvalersi del diritto di rettifica (come stabilito dall’articolo 8 della legge sulla stampa) e/o chiedere un arbitrato di verità.
Vogliamo che la Camera dei Deputati, il Senato della Repubblica e la Presidenza del Consiglio dei Ministri rendano obbligatoriamente accessibile on line e commentabile dai cittadini – articolo per articolo e comma per comma – ogni proposta normativa con un preavviso non inferiore a 15 giorni dall’approvazione per i disegni di legge ed a una settimana per i decreti legge; l’inadempimento di tale obbligo preclude al Capo dello Stato e/o al Ministro della Giustizia di procedere alla firma dell’atto.
Vogliamo che ogni amministrazione centrale e locale responsabile di processi di normazione pubblichi sulla Gazzetta ufficiale, unitamente ad ogni legge, il testo consolidato di ogni provvedimento normativo sul quale la nuova legge incide.






Pingback: Il programma di “Su la testa” – gli ultimi 5 punti « A tutto Tondi