Basta precariato, nasce il nuovo welfare

Basta precariato, nasce il nuovo welfare

Vogliamo che sia garantito – attraverso i servizi pubblici – il lavoro di cura (bambini, anziani, disabili, persone non autosufficienti) che oggi grava in gran parte sulle spalle delle donne. L’Italia è tra i paesi con minore occupazione retribuita delle donne, e maggior lavoro domestico delle donne. Vogliamo incentivi al lavoro fuori casa (crediti fiscali, part time) e alla redistribuzione del lavoro in casa (a partire dai permessi di paternità).

Vogliamo che i risparmi realizzati con l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne siano utilizzati per le politiche di conciliazione tra vita e lavoro.

Vogliamo che entro tre anni raddoppi il numero di bambini che hanno un posto presso un asilo nido pubblico: oggi sono poco più del 18 per cento, devono essere almeno il 33 per cento. Anche questo ci chiede l’Europa.

Vogliamo l’istituzione di un reddito minimo garantito sul modello indicato dalla Risoluzione del Parlamento Europeo del 20 ottobre 2010, per chi è in cerca di occupazione e per chi percepisce un reddito annuale inferiore al 60 per cento del reddito mediano pro capite nazionale.

Vogliamo l’eliminazione delle attuali forme contrattuali precarie, prevedendole per soli i lavori davvero temporanei, che devono in ogni caso esser pagati di più per riequilibrare la saltuarietà dei compensi.

Vogliamo che ogni politica, a partire da quelle per il lavoro, sia valutata anche rispetto ad un bilancio di genere, cioè al suo differente impatto sulle donne e sugli uomini.

Vogliamo che chi assume in nero sia punibile anche con pene restrittive e non solo con sanzioni amministrative, con la assunzione obbligatoria in regola per il lavoratore che ne faccia denuncia,  se questa si dimostra fondata.

Vogliamo l’esclusione dalle gare pubbliche perpetua per tutte le aziende che non abbiano rispettato le norme di sicurezza del lavoro o i cui proprietari non le abbiano rispettate anche in altre aziende.

Vogliamo il dimezzamento delle esternalizzazioni nel settore pubblico entro 5 anni; e vogliamo che per vincere una gara pubblica sia necessario dimostrare di rispettare le persone, i diritti sul lavoro, l’ambiente e le regole a tutela della parità di genere. Vogliamo che le politiche pubbliche, a partire da quelle fiscali e sul lavoro, disincentivino il più possibile le delocalizzazioni, anche da una parte all’altra del Paese.

Vogliamo l’introduzione del reato specifico di mobbing (abusi psicologici, vessazioni, emarginazione e umiliazioni sul lavoro) per salvaguardare il rispetto e la dignità del lavoratore.

Vogliamo l’abolizione di prestazioni lavorative a titolo gratuito. Il lavoro deve essere pagato, anche se sotto forma di stage.

Vogliamo l’universalità della copertura pensionistica: un’unica aliquota da versare a un’unica cassa previdenziale che garantisca le pensioni di tutte e tutti, indipendentemente dai cambiamenti di professione o impiego: la flessibilità e i cambiamenti di lavoro nel corso della vita non devono danneggiare chi ha lavorato.

Vogliamo l’estensione dei diritti dello Stato sociale a tutti i cittadini, indipendentemente dalla condizione lavorativa (dipendente, indipendente, precario): con indennità di disoccupazione, malattia, maternità e paternità per tutti i lavoratori.

Vogliamo l’utilizzo del patrimonio immobiliare pubblico per garantire a tutti il diritto alla casa, evitare l’ulteriore consumo di suolo e riqualificare i centri urbani, con misure per calmierare e regolarizzare il mercato degli affitti.

Vogliamo il censimento dell’insieme del patrimonio immobiliare privato inutilizzato e l’elaborazione di un piano condiviso per il suo riuso. Vogliamo norme che penalizzino l’inutilizzo degli immobili e che ne incentivino la reintroduzione sul mercato dell’affitto, a fini sia produttivi sia residenziali.

Vogliamo un piano per il riutilizzo delle centinaia di migliaia di seconde case oggi abbandonate o sottoutilizzate lungo le coste e nelle aree montane con lo sviluppo del turismo sociale e con una particolare attenzione all’infanzia: tutti i bambini hanno diritto alle vacanze.

Vogliamo che gli immobili riutilizzati siano funzionali anche allo sviluppo di start-up, imprese sociali, progetti di housing sociale, nuovi servizi pubblici e spazi di co-working: strumenti concreti per aiutare chi ha tante idee ma pochi mezzi per far crescere l’Italia.

Vogliamo politiche che permettano ai più giovani di entrare attivamente a far parte  della società e non li costringa più a un’eterna attesa: regolamentazione e incentivazione per appartamenti in affitto a basso costo, anche in co-housing, per i ragazzi che vogliono lasciare le famiglie d’origine; agevolazioni per l’affitto e per l’ottenimento di un mutuo alle giovani coppie; leggi di reale incentivazione dell’imprenditoria giovanile.

Vogliamo l’estensione dell’obbligo scolastico ai 18.

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